UN SE NE POLE PIù
lunedì 21 novembre 2011
Vante tempeste enno passate sulla mi testa. La guerra, la riostruzione, la politia, vella vera nelle piazze. E’ vero si, ma un ti dimentià la miseria! di vella ce n’era a ballini. E si mangiavano e pomodori on le ragnatele, corti lì, lì, ner campo vando er contadino era distratto. Comeran boni. Si ruzzava fra le macerie delle bombe: un c’era più una asa ritta. S’andava dar prete a gioà a pallone. Anco e tornei : San Marco contro er San Martino e così via. Tutti in biciretta e d’estate ar mare sugli scogli. To e me l’arriordo si, la arne vando c’era la domenia o sennò mai, tanto sio ampava listesso. Però o, l’aria era bona, armeno vella si respirava bene e un faceva male. Per ir resto, varche aRinga un paio d’ova, un pollletto a Natale er vestito rovesciato der mi fratello e tanta fame.
Astianatte ( già stoia)