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  HEGEL E SPINOZA A CONFRONTO

sabato 9 agosto 2025

Spinoza interpretò e risolse in modo originale il grosso problema delle due sostanze della filosofia cartesiana : il pensiero e la materia. Problema che si poneva allorquando la fisica dopo Galileo, non fu più una semplice estensione dell’esperienza sensibile, come pensava Aristotele, ma si presentava come una costruzione teorica spesso controintuitiva.Una nuova ontologia È evidente nel caso del principio d’inerzia che afferma che un corpo cui venga applicata una forza, continua a muoversi finché non intervenga una forza opposta, come fanno i satelliti che mettiamo in orbita con la spinta di un razzo, i quali poi continuano a girare per anni intorno alla terra. Aristotele invece, sulla base dell’esperienza affermava che, per far muovere un corpo, occorre continuare a spingerlo, la qual cosa provocava il rompicapo di capire perché la freccia continuasse a volare una volta lasciato l’arco. Il problema si può riproporre in termini più generali chiedendoci perché la matematica, che è un prodotto del pensiero e la natura, si corrispondano. La soluzione Spinoziana è quella di immaginare un Dio-natura di cui pensiero e materia siano due attributi paralleli. Dopo varie contrapposizioni fra razionalisti che mettevano sempre in mezzo Dio per giudicare l’accordo, ed empiristi che sostenevano che il pensiero fosse un estratto dalle esperienze, Kant risolse il tutto, affermando che l’accordo esiste perché l’esperienza spazio temporale viene sintetizzata dal pensiero secondo alcune strutture fondamentali, ovvero le categorie, e quindi investendo l’Io-Penso, ossia il soggetto inteso come universale, per la costruzione scientifica del mondo, considerato però (il soggetto ) nei limiti rigorosi dettati delle forme dell’esperienza sensibile. Sulle basi di queste considerazioni Kantiane , si stabilirono dunque i ruoli del Pensiero umano rispetto la realtà ed anche i limiti operativi della metafisica che pose fuori dalla sfera materiale. Fu da questi presupposti che nacque l’idealismo , per il quale in varie forme contribuirono i filosofi Fichte e Schelling, quest’ultimo con una versione idealistica del pensiero di Spinoza, a seguire scrittori e poeti, che segnarono l’inizio del Romanticismo. Hegel riprende l’istanza idealistica già affrontata da Fichte e Schelling ,trasferendola però nell’Assoluto, così facendo assorbe ogni contraddizione attraverso lo sviluppo storico di un principio unico , cioè lo Spirito. Spirito che possiamo considerare nei suoi vari aspetti e articolazioni dialettiche, ma che costituisce la realtà universale a partire dal pensiero, e a seguire la natura, le istituzioni umane nella loro evoluzione, le più alte manifestazioni della mente, l’Arte, la Religione, la Filosofia. Hegel riprende dunque la visione immanentistica spinoziana ma, con al centro il Soggetto universale dell’idealismo e di questo principio ne segue le vicende nel suo manifestarsi nella storia. Come dice Hegel, il vero è l’intero considerato nel suo sviluppo. Ma sarà vero che la realtà è Spirito? Questo fu il problema che si affrontò nel dopo-Hegel. Oggi però , con la quantistica sembra sia davvero così...